Davanti a me ho un libro interessante, regalo di un amico che evidentemente ha capito che non amo il calcio e la TV.
Si chiama “Non è vero ma ci credo”[Il Saggiatore,2009] e, a differenza di ciò che si potrebbe pensare, non è stato scritto da qualche pseudo-intellettuale visionario col diploma professionale, bensì da una serie di intellettuali “veri” come Richard Dawkins, Nassim N. Taleb, Freeman Dyson e tanti altri.
La storia di questo libro nasce ( come spiega nell’introduzione John Brockman, curatore dell’opera) da una domanda che la comunità Edge ha voluto porre ai suoi membri:
A volte grandi menti riescono a intuire la verità prima di averne le prove o gli argomenti. Diderot lo definiva esprit de divination.In che cosa credi, anche se non puoi provarlo?
(J.Brockman, 2009)
Il libro è una antologia delle risposte che numerosi intellettuali (quasi 200 ) hanno voluto fornire a questo quesito.
Inutile dirlo, è una miniera di idee.
Fra le tante, però, vorrei accennare a quella fornita da Paul C.W. Davies, fisico, scrittore e professore all’Arizona State University ( qui una sua biografia ), il quale suggerisce un concetto a mio avviso estremamente interessante.
Davies crede che la Vita non sia un evento insolito anzi, che l’Universo ne sia pieno. Ciò che lo spinge verso questa “fede” non è il classico ” In un Universo tanto sconfinato la presenza della vita sulla sola Terra sarebbe uno spreco di spazio” ( motivazione assurda. Secondo il parametro statistico se la vita è un evento chimico casuale è probabilissimo che si sia avverato soltanto sul nostro pianeta ).
Il punto è che Davies vede il fenomeno “Vita” come una proprietà fondamentale della Natura. Egli ritiene che non sia affatto casuale che la Vita sulla Terra abbia prodotto la mente, e che questa per sua stessa natura si ponga domande che, inevitabilmente, portano ad una comprensione e, successivamente, una ricerca della Vita.
Mi chiedo quindi: se la Vita fosse parte integrante della Natura, potremmo aspettarci di trovare in essa alcune “prerogative ancestrali” come appunto quella di congiungersi con altra Vita nell’Universo? Questo darebbe una spiegazione ( mi rendo conto di quanto la cosa sia attualmente non-scientifica ) alla volontà dell’essere umano ( unico a possedere una mente sufficientemente sviluppata, ma pur sempre naturale) di comprendere e ricercare la Vita attraverso la scienza?
Esiste un “programma Vita” in fase di svolgimento attraverso lo “strumento” Umanità?
Le ultime considerazione sono naturalmente mie ( non tiriamo in mezzo il povero Davies) e non hanno alcuna pretesa di tipo pragmatico. Sono solo domande che trovo affascinanti, come quella posta da Edge.
